Poche persone, quel giorno, lungo le stradine del vecchio borgo medioevale adagiato tra le colline e poco distante dal mare.
Sembrava di entrare in un posto lontano dal nostro tempo, quasi che le mura merlate lo ovattassero dai rumori e dalla frenesia del nostro mondo. Poppe
Poche persone per le vie ed i carruggi, pochi negozi ancora aperti: una vecchia legatoria, una bottega con cose d’altri tempi, il fornaio, un negozio di fiori e composizioni variopinte.
Nel silenzio quasi irreale, solo i nostri passi sui ciottoli dei vicoli, l’abbaiare di un cane, i rintocchi del campanile di San Biagio.
Anche la piazzetta era deserta a quell’ora, il tempo sembrava davvero essersi fermato.
Fu il vento freddo di quella domenica che mi riporto’ alla realtà.
In Liguria succede spesso, in inverno, che il vento del nord spazzi via le nuvole ed allora il cielo diventa di un blu cobalto così intenso che quasi sembra finto: come quel giorno.
Gnocche, Puttane e Tette
I miei occhi si perdevano in quelle strade, sui muri di quei palazzi d’epoca, sulla meridiana che ancora funzionava, mentre la mano di Gi stringeva la mia ed io sentivo che anche lui era pervaso dalle stessa mia emozione.
Chissa’, forse entrambi, tuffandoci in un quel piccolo anfratto di antichita’, avevamo in qualche modo ricordato la nostra storia, fatta di maghi e vecchi manieri, di principesse e cavalieri, gnomi e folletti dispettosi.
Camminando, fummo attirati da un negozio che pareva piu’ vecchio e malandato degli altri, la vetrina era buia e polverosa. Affisso dall’interno un foglio ormai ingiallito.
Cominciammo a leggere. Culi Rotti
“In un tempo molto lontano dal nostro presente, in questo borgo viveva un giovane uomo: sorrideva quasi sempre, ma tra le pieghe del suo cuore si celava un po’ di tristezza perché, nella sua vita, non aveva mai conosciuto l’amore.
Aveva provato a cercarlo, aveva camminato per valli e per mari, qualche volta aveva anche creduto di averlo incontrato. Ma si era sbagliato.
Così, stanco di cercare invano, si chiuse tra le mura della sua casa.
Passava ore ed ore a guardare la gente camminare in strada.
Ogni giorno di la’ passavano dame e cavalieri, menestrelli e cantastorie, mentre l’attivita’ del piccolo borgo ferveva nelle botteghe e nel mercato.
Scorrevano i giorni, lenti, sempre uguali e ogni giorno lo stesso spettacolo si mostrava agli occhi del giovane.
Vide passare un signorotto altezzoso che non guardava negli occhi nessuno e camminava a testa alta: era l’orgoglio.
E ancora le settimane scivolavano via.
Ed ecco avanzare una giovanetta dagli occhi chiari, che sorrideva a quelli che incontrava: era la gentilezza.
Passo’ una dama con uno stuolo di servitori: aveva diamanti al collo, grossi anelli luccicanti le adornavano le dita, sembrava non curarsi di quello che le stava intorno, era tutta assorta a compiacersi di se stessa: era la ricchezza.
Lo scorrere inesorabile del tempo e il giovane uomo era sempre la’, affacciato alla finestra, pareva aspettare qualcosa.
Di li’ a poco passo’ una vecchina vestita di poveri stracci, aveva uno sguardo triste e tendeva la mano alle persone che incontrava chiedendo qualcosa per mangiare: era la povertà.
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Il pallido sole d’autunno illuminava la strada, era quasi l’imbrunire e il giovane uomo stava per ritirarsi in casa, quand’ecco spuntare laggiu’, al fondo del vicolo, una giovane donna: aveva grandi occhi scuri e profondi, i capelli chiari le incorniciavano il viso, pareva brillare di luce propria.
Senza quasi saperne il motivo, il giovane uomo, lascio’ la finestra alla quale era stato affacciato per tanto tempo e scese in strada.
La donna lo guardo’, forse un po’ intimidita, sembrava uno scricciolo di fronte a lui: pochi attimi, un tempo che a lui parve infinito. Si accorse, allora, che dietro agli occhi scuri della ragazza si celava l’amore.
Questa è la storia di una persona realmente esistita e vissuta in questo borgo e questa stessa storia, che voi di passaggio leggerete, possa accompagnarvi nei giorni a venire.
Perché in ogni tempo, sia esso antico o moderno, i sentimenti degli uomini restano tali. Sta a voi saperli riconoscere”.
Rimasi zitta, pensando a come doveva essere quel posto ai tempi cui la storia si riferiva, cercai di immaginare quel giovane uomo e, alzando gli occhi, vidi Gi vicino a me, anche lui ancora assorto in quello che avevamo appena letto.
Riprendemmo a camminare in silenzio, il vento continuava a soffiare, ma il sole faceva brillare i ciottoli del vicolo e le vetrate dei palazzi antichi.
Solo allora, guardando Gi, mi accorsi che era lui il giovane uomo di cui avevo letto poco prima la storia.